Origine e simboli
La Pasqua è preceduta dalla Quaresima, un periodo dell’anno ricchissimo di tradizioni, usi e rituali. La celebrazione della Quaresima, risale alla metà del
II secolo d.C. In origine durava sei settimane ed era caratterizzata da diversi rituali che la differenziavano dalle altre festività. Il Mercoledì delle Ceneri segnava, e segna ancora oggi, l'inizio della Quaresima
(Quadragesima), periodo di quaranta giorni dedito alla moderazione, al ritiro, alla purificazione del corpo e dell'anima, che si concludeva, come oggi, il giorno di Pasqua.
L’astinenza, non era soltanto dalle carni. Per tutta la Quaresima infatti, si proibiva anche di mangiare uova, latte e tutti i suoi derivati. Le massaie, dunque, cominciavano l’accumulo delle uova delle proprie galline durante questo tempo, e talvolta raggiungevano centinaia, ma nessuno si permetteva di mangiare un uovo in Quaresima. Si sarebbe fatta la scorpacciata di uova lesse nel lunedì di Pasqua, durante la tradizionenale scampagnata che oggi si chiama di Pasquetta, ma che fino agli anni ‘60 era chiamato "
Madonna de le cuddhure". Una parte di queste uova, tre o quattro, sarebbestata donata al Scaerdote che nella settimana dopo Pasqua sarebbe passato ben benedire le case. Anche tutto il latte prodotto in Quaresima lo si trasformava in formaggio e lo si conservava.
Questo avveniva sia nelle singole famiglie che possedevano una mucca o una capra, ma soprattutto nele masserie dove capre e pecore si contavano a svariate centinaia, e le mucche a diverse diecine. I magazzini della
masseria, si riempivano di moltissime forme di formaggio, sapientemente preparato dalle mani esperte del massaro e della massara. Lo si lasciava essiccare, indurire e stagionare per venderlo e consumarlo dopo Pasqua. L’ interdizione Quaresimale di mangiare uova e formaggio va interpretata come una forma particolare di penitenza che univa al concetto di mortificazione della carne, l’utilità di risparmiare il cibo base per la scampagnata di Pasquetta.
Proprio in riferimento a queste disposizioni ecclesiastiche sono nate alcune parole come
Carnevale (dal latino carnem levare, cioè eliminare la carne) o
Martedì Grasso (l'ultimo giorno di carnevale, in cui si può mangiare "di grasso").
In alcune contrade del Salento, in passato, il giorno del Martedì Grasso, i sagrestani delle parrocchie, erano soliti girare per le strade del paese suonando un campanello. Questo suono continuo, seguito dalla voce lamentosa del sagrista, ricordava ai cittadini che la baldoria carnevalesca stava per giungere al termine e che occorreva cominciare la penitenza. All'udire quelle parole, la gente sospendeva immediatamente la cena e le donne si affrettavano a sgombrare la tavola e a pulire la cucina.
LA CAREMMA
Nel territorio salentino si personificava la Quaresima con un fantoccio di paglia, chiamato "Quaremma, Coremma o Caremma". Il fantoccio aveva le sembianze di una donna, vestita di nero, con in mano il fuso e la conocchia, si esponeva all’esterno delle case, sulle terrazze o sui balconi. In altre zone dell'Italia Meridionale la Quaremma veniva appesa ad un filo che correva da una casa all'altra, di finestra in finestra, per le vie del paese, e poi, pubblicamente bruciata o sparata con il fucile il giorno di Pasqua. Dare fuoco alla Quaremma metaforicamente significa dare fuoco alla povertà, bruciare collettivamente la miseria. C’è anche chi sostiene che la Quaremma abbia un legame con la mitologia greca classica e rappresenterebbe Cloto, una delle tre Parche greche, Il suo nome viene dal greco Klothes, ovvero filatrice, che teneva in mano la conocchia e filava il destino degli uomini.
"La Quaresima si personificava con un fantoccio di paglia, vestito da donna, generalmente chiamato Quaremma o Coremma o la vecchia. Indossava un abito scuro, con un fazzoletto in testa e stringeva nella mano un fuso e una conocchia, che simboleggiavano il lavoro. Aveva, inoltre, un'arancia con sette penne di gallina infilzate a raggiera, che rappresentavano le settimane quaresimali. Alla fine di ogni settimana se ne toglieva una e questo portava la collettività a liberarsi di tutte le mortificazioni fisiche e spirituali, e le permetteva di muoversi serena verso un nuovo clima di vita"
(Zagaglia / 1973)
La Quarantana a Ruvo di Puglia
Dopo il martedì di Carnevale, in alcuni punti della città vengono collocate delle pupattole che prendono il nome di “Quarantana”.
La “Quarantana” è un’antica tradizione popolare, essa simboleggia la Quaresima. Viene appesa ai crocicchi delle strade e veglia per quaranta giorni. La “Quarantana”, costituisce certamente qualcosa di molto suggestivo e particolare agli occhi di chi le osserva, soprattutto se forestiero.
Il giorno di Pasqua, al passaggio della processione della statua di Gesù Risorto, una delle poche in Puglia, avviene il rito spettacolare dello "scoppio della Quarantana" tra il tripudio generale dei presenti. Dal modo come la “Quarantana” veniva inghiottita dalle fiamme, i nostri avi traevano gli auspici dell’annata agraria.
La sua esplosione rappresenta la vittoria della vita sulla morte, delle gioie sugli stenti e i sacrifici, della primavera sul freddo inverno.
Articolo di Michele Pellicani - Foto di Vincenzo Paparella
Foto di Sannicola (LE) Dott.ssa Aurelia Trianni
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