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Archivio Multimediale della Memoria Popolare: i miti, le leggende, le tradizioni, il folklore, le ricette, detti popolari, studi di antropologia culturale.
Lu Paulinu e Lu Titoru
Nei paesi, il carnevale, culminava con la “morte te lu Paulinu” che poneva termine ai festeggiamenti e costituiva un augurio per l’anno in corso. Lu Paulinu era un fantoccio che rappresentava sia il capro espiatorio dei mali dell’anno prima, sia il sovrano di un auspicato mondo di “cuccagna”. Era pieno di stracci e paglia, disteso su un carretto adornato da festoni e carta colorata, tirato da un somaro, mentre tre o quattro persone, con il volto annerito dalla fuliggine ne annunciavano la morte…e in alcuni paesi usavano fare i manifesti a morto. I festeggiamenti comprendevano il processo, la condanna, la lettura del testamento, la morte e il funerale.
Il rito veniva ripetuto ogni anno, accompagnato da bande musicali che suonavano sia musica festosa che marce funebri. Il corteo poi giungeva nella piazza centrale del paese dove il fantoccio veniva bruciato. Nelle varie manifestazioni carnevalesche, è possibile individuare un denominatore comune: la propiziazione ed il rinnovamento delle fecondità, in particolare della terra, attraverso l’esorcismo della morte. E’ scurutu lu carniale/Cu ppurpette e mmaccarruni /Mò ne tocca ll’acqua e sale /E quattro cinque pampasciuni - E’ finito il carnevale con polpette e maccheroni ora ci tocca acqua e sale con quattro cinque lampascioni.
Questa rappresentazione è viva ancora oggi a Martignano dove viene chiamato "Lu Paulinu" e a Gallipoli dove viene chiamato "Lu Titoru"
Guarda le foto de lu Paulinu e de lu Titoru
Ascolta Luigi Calò che spiega cosa rappresenta la figura de "Lu Paulinu" a Martignano.
©FOLKOLORE: Foto Walter Stomeo - Illustrazione Chiara Rescio
Località: Martignano Gallipoli
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