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Archivio Multimediale della Memoria Popolare: i miti, le leggende, le tradizioni, il folklore, le ricette, detti popolari, studi di antropologia culturale.
Santu Lazzaru
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Organetto, lo strumento usato per accompagnare il canto
"Lu Santu Lazzaru" è uno dei pochi canti della Passione che ancora sono ricordati e tramandati. Un tempo, tutti i Venerdì di Quaresima gruppi di persone accompagnate dal suono della fisarmonica o dell'organetto, andavano in giro, di notte, per le strade del paese intonando a mo’ di serenata lu Santu Lazzaru.
Si tratta di una cantilena ripetitiva, eseguita in dialetto romanzo il cui testo è ispirato alla "Passione di Cristo". Le origini ancestrali di questa usanza bisogna cercarla nelle feste rituali primaverili di epoca romana e preromana. Il canto alterna versi sulle ultime ore di Cristo con altri che incitano gli ascoltatori ad essere generosi nei confronti dei musicanti.
Fino ad alcuni decenni fà, nel basso Salento, i musicanti andavano in giro per masserie e piccoli paesi con l'intento di avere in dono alcune pezze di formaggio, uova e altre pietanze. Se i padroni delle masserie erano restii a far doni, i musicanti ripetevano il canto molte volte fino a convincerli. Proprio per il suo carattere tormentoso e assilante, nel Salento si dice che è un canto "tira 'ntrame" perché l'ascolto finisce per stancare chi ascolta. Oggi, migliorato il tenore di vita, l'usanza del "Santu Lazzaru" è nuovamente diffusa nel Salento ed è associata a forme di beneficenza: i doni che i musicanti raccolgono, vengono portati a parrocchie o ad associazioni di volontariato.
Trattandosi di un canto tramandato oralmente, soggetto quindi a continui cambiamenti e trasformazioni, è molto difficile definire un’unica versione del testo, con un esatto numero di strofe e la giusta sequenzialità.
TESTO (in dialetto salentino)
Bbona sera a quista casa e a tutti quanti mò l’abitanti.
Simu vinuti mo’ munti munti, cari patruni mo’ facimu li cunti.
Simu vinuti mo’ macche macche,
'mu lassate le sole e le scarpe.
E venga Cristu mo’ cu li Santi
ne tescia aiutu e sarvazione.
E osci, osci se fa missione,
ca osci Lazzaru è risuscitatu.
E Diu ve manna na bbona annata
e cu le pecure e cu le capre,
e cu cavaddhi e cu sciumente
e quantu voi desiderate.
E’ arrivata la Santa Pasqua
ne dati l'ove te la puddhrascia,
e se nu ne tati mprima
ne dati quiddhre te la caddhrina.
E Santu Lazzaru osci è Cristu
e sia lodatu mo’ Gesù Cristu.
Sciamu a casa de Simone,
addhrai scìu Cristu per fare la cena,
a na sciuta portara Cristu
a na turnata cu pene e cu guai.
Ppe’ trenta denari canciara Cristu
li sacerdoti e li farisei.
O che doja, o che dolore
ca ippe Marta la Maddalena,
colle sue lacrime, i suoi piedi bagnava,
coi suoi capelli se li sciugava.
O che doja, o che dolore
ca Giuda fose lu traditore,
Giuda fose lu traditore
tradìu Cristu nostru Signore.
Pe’ nu votu de suo fratellu
ca quante pene ippe a soffrire.
Nui pregamu Gesù Bambinu
cu ne tescia mo’ pane e vinu.
Sta vinimu te susu le macchie
imu cunsumatu la sola alle scarpe.
Santu Lazzaru, meu tignusu
ca pe scuffietta, purtavi lu fusu.
Santu Lazzaru mo’ l’imu dittu,
e salutamu Gesù Cristu.
© FOLKOLORE
Località: Aradeo
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