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Archivio Multimediale della Memoria Popolare: i miti, le leggende, le tradizioni, il folklore, le ricette, detti popolari, studi di antropologia culturale.
I Passiuna tu Christù
Nella Grecìa Salentina, area ellenofona del Salento, fin da tempi remoti è diffusa “I Passiuna tu Christu”: un canto di questua (di offerta), eseguito in griko (greco salentino) dai cantori del posto, che ripercorre il racconto evangelico della Passione di Cristo.
I Passiuna tu Christù prendeva anche il nome di A’ Lazzaro (San Lazzaro) in quanto veniva eseguito in occasione della ricorrenza che il calendario bizantino celebra il sabato prima della Domenica delle Palme. Infatti il canto si chiude con il verso: ca tue ine mère ma t’à Lazàru (questi sono giorni di San Lazzaro).
Nei giorni a ridosso della Settimana Santa veniva messo in scena in tutti i paesi della Grecìa Salentina (attualmente sono: Calimera, Corigliano d’Otranto, Martano, Sternatia, Zollino, Soleto, Melpignano, Castrignano de’ Greci, Martignano, Carpignano, Cutrofiano).
Trattandosi di una tradizione che da sempre viene tramandata oralmente, soggetta quindi a continui cambiamenti e trasformazioni, è molto difficile riuscire a definire un’unica versione del testo, con un esatto numero di strofe e la giusta sequenzialità. Il canto della Passione della Grecìa Salentina può avere, in base alle versioni trascritte, da un minimo di 41 ad un massimo di 75 strofe, con una durata di oltre trenta minuti.
Il numero dei cantori non era mai superiore a quattro: due cantori si alternavano nelle strofe, un musicista e un portatore di palma. La Domenica delle Palme, le palme venivano benedette in ricordo dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme, e acquisivano, secondo la credenza popolare, il potere di allontanare le disgrazie. Sulle palme e sui ramoscelli d’ulivo, si appendevano nastrini colorati simboleggianti i raggi del sole (Zagareddhe), oppure rossi del colore della Passione di Cristo, insieme a immagini di santi, dell’Addolorata, di Cristo morto, oltre ad arance e fiori.
La palma, durante il canto, doveva stare sempre in alto, benediva gli uditori, era il tramite che univa il sacro e il profano, il prosaico col cattolicesimo. La rappresentazione della Passione si svolgeva ogni anno nei crocicchi delle strade, nei vicoli, nei vicinati, nelle grandi “case a corte”, nei punti principali del paese. Vicino una chiesa, sul sagrato, ma non all’interno perché non gli era consentito: infatti i preti avevano una certa diffidenza nei confronti di questa tradizione. I cantori si fermavano ad ogni angolo delle strade facendo tre, quattro, cinque versi, poi si spostavano all’altro angolo più avanti.
Giunti quasi al termine del racconto, stanchi ormai del loro vagabondare, i cantori chiedono ai presenti un’offerta: Si dòketè-mma canèa tturnìsi O puramenta canèan agguòvo (dateci qualche soldo oppure qualche uovo).
Di seguito le strofe 1, 2, 3, 34, 35, 36 del Canto della Passione di Zollino.
1. Ce calimèra na sas ipòvo (Io vi do il buongiorno)
Na sas cuntescio ce atti ppassiùna (per raccontarvi la passione)
Ja possa pàtesce ce o Cristòmma (per quanto ha sofferto il Cristo)
Ce ikuseteta me devoziuna (ascoltate con devozione)
2. Ambièsce lèonta o Padretèrno (Mandò dicendo il Padre Eterno)
Na mas sarvesci ce ti scichì-mma (di salvare l’anima)
Ce na mi ppame ci ston infièrno (altrimenti andiamo all’inferno)
Ti ammeretèamo oli icìvi (dovremmo andare tutti lì)
3. Ce Patriàrki en antardèane (Non tardino i Patriarchi)
Paracalònta ce to Tteòmma (pregando Iddio)
Ce na shi nama sa liberescio (che abbia a liberarci)
Asce ‘tto ttopo to scotinòvo (da quel luogo oscuro)
34. Satti pu apèsane o Christò-mma (Quando morì il Cristo)
O ìjo èchase ti llumèra (il sole perdette la luce)
O fengo jùrise scotinòvo (la luna divenne oscura)
Ce nitta jùrise ce san imèra (e la notte divenne giorno)
35. Mia ton ècame to tterremòto (Vi fu un grande terremoto)
Satti pu apèsane o Cchristò-mma (quando morì il Cristo)
Ce o cosmon ècame na ttale moto (il mondo fece una tale scossa)
Na subbissèsci pan ccristianòvo (da inabissare tutti)
36. Ce allergamente arte pedìa (Allegramente ora figlioli)
Ia tuo cleo ma ce jelòvo (per questo piango e rido)
Visèscete oli tin ghetonìa (avvisate tutto il vicinato)
ca resuscìtesce ìso Christò-mma (che Cristo è risorto)
Guarda i video di alcuni estratti de "I Passiuna tu Christù" di Martano.
© FOLKOLORE
Località: Martano
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