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La Mammana

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La Mammana

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La Mammana levatrice

La Mammana levatrice

La levatrice dalle mani di fata

La mammana è una figura tipica della cultura contadina meridionale e, quindi, salentina.

Ma chi era realmente la mammana? Quale erano le sue mansioni? Quale il suo ruolo all’interno della comunità ristretta dei nostri paesini?

Già nel nome la mammana richiama la maternità. Era, infatti, fino a poco più di un secolo fa, colei che aiutava le donne gravide a partorire. S’incaricava, ad esempio, di far bollire l’acqua, utile alle abluzioni della mamma e del figlio, a bagnomaria per sterilizzarla; portava sempre con sé panni, forbici e garze; ripuliva il bambino dal liquido amniotico (che, se dava al pargolo un colorito giallognolo, si diceva fosse “nato con la camisa”, letteralmente significa "è nato con la camicia" cioè fortunato).

Ma dava anche importanti indicazioni alle madri, come quella di mangiare per tre giorni dal parto solo brodo di pollo, per evitare febbri e per avere latte buono. La mammana non era una vera e propria ostetrica: non aveva titoli di studio né corsi di formazione alle spalle. Era solo una donna ormai esperta che si assumeva l’incarico di aiutare le gestanti del paese, peraltro non richiedendo nulla in cambio (anche se spesso avveniva che le famiglie stesse la ripagassero con qualche bene di consumo: una gallina, ortaggi, ciò che si potevano permettere).

Ma probabilmente una mammana era anche molto di più. Innanzitutto è stata una figura sociale di primo piano: ogni futura madre si rivolgeva esclusivamente a lei, era la prima a toccare e benedire ogni bambino del luogo, conosceva tutto di tutti e, anche grazie a lei, tutti venivano a sapere tutto di tutti. In tempi più remoti, in caso di bisogno, battezzava addirittura i neonati, mentre, nel secolo scorso, era lei a presentarli in chiesa per il battesimo. E’ normale, perciò, che la gente le portasse il massimo rispetto e riconoscenza.

Ma forse c’è da ipotizzare che, soprattutto anticamente, ci fosse nelle famiglie del timore reverenziale verso la mammana. Infatti, deve essere stata vista anche come una sorta di fattucchiera, che pronosticava il futuro del neonato, che allontanava da lui il malocchio (tenendo alla larga dalla gestante gli storpi, i gatti, i cani randagi, gli uccelli rapaci, etc…), che metteva spesso accanto alla culla del bambino amuleti magici per farlo crescere sano e forte.
Ma c’è dell’altro: la mammana era anche colei a cui, per anzianità o per impossibilità economica, ci si rivolgeva per gli aborti.

Dunque questo suo “potere”  di aiutare chi dava la vita ma quello, anche, di dare la morte, la rendevano un personaggio fuori dal normale e, nell’immaginario contadino, persino magico. La sua stessa facoltà, in tempi passati, di battezzare il neonato(solo se questo fosse stato in pericolo di vita), con tutto il rituale e la gestualità che il sacramento prevedeva, doveva avere un grande impatto sull’immaginazione collettiva; anche perché il bambino che fosse morto senza il battesimo era destinato al limbo (o magari diventava uno scanzamurieddhu , un tiaulicchiu).

Poi, però, la figura della mammana venne scomparendo, lasciando il posto alle ostetriche condotte.
Chiaramente ciò provocò un certo rammarico nella gente, per la quale solo la mammana aveva il diritto di assistere al parto. Ma parliamo oramai di un’epoca che ha laicizzato la quotidianità e che ha perso una certa componente matriarcale di cui la mammana è stato un riconosciuto baluardo.

Articolo di Alberto Rescio

Nella Fotografia "Nunna Peppina" all'anagrafe Maria Giuseppina Tamborrino La foto è tratta da M. Mainardi - A. Protopapa Lala "Paese e Identità: documenti per la storia della comunità di Borgagne"

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Località: Borgagne

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