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C'era una volta un re che fece fare un bando: "Chi proporrà...

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Cazzottina

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Il Re, il contadino e l'indovinello

C'era una volta un re che fece fare un bando: "Chi proporrà a mia figlia un indovinello che lei non saprà risolvere avrà la sua mano". Allora cominciaro­no a presentarsi tutti i giovani del suo rango: principi, duchi; lei stava seduta lì e indovinava sempre; aveva i libri e risolveva ogni indovinello che le ponessero. C'era in un paese vicino, poco distante, un giovane che l'aveva saputo e disse alla madre:- Mamma, preparami una focaccia e una pagnotta perché io devo andare a pon-e un indovinello alla principessa. - "Uh, figlio mio, - rispose la madre, - quando andrai lì ti uccideranno. Perché ci vuoi andare? Non andare da nessuna parte." "lo devo andare!" - disse lui. "Allora, va bene. Ti accontento". Gli preparò una focaccia, gli preparò una pagnotta, ma dentro di sé disse: "Prima che lo ammazzino gli altri, ora gli metto del veleno e così morirà per strada. Non voglio che venga ucciso": Così gli mise il veleno.

Il giovane non ne sapeva nulla: prese le bisacce, ci mise dentro la focac­cia, la pagnotta, prese con sé il fucile, un cagnolino, e si mise in cammino. Cam­mina cammina, cammina cammina, arrivò a un punto e si fermò; disse al cagno­lino: "Beh, io ho fame, adesso mangiamo un po' e poi ci rimettiamo in strada". Allora si sedettero, egli tirò fuori la focaccia e diede prima un pezzo al cane. Il cagnolino ne mangiò un po' e subito morì: "Ah, - pensò il giovane - me l'ha fat­ta, mia madre!" Ma egli non mangiò. Dopo che il cane era morto, mentre il giovane se ne stava lì seduto, sce­sero giù tre uccelli e cominciarono a beccare il cagnolino. l tre uccelli morirono. Dopo di loro, scesero altri sette e si misero a beccare quei tre; morirono anch'essi: "Mah, voleva conciarmi proprio per le feste, mia madre! - pensò il giovane: - Però io ho proprio fame". Allora tirò fuori il fucile, vide un uccello che volava per aria e prese a sparargli, ma, invece di colpire l'uccello, colpì una volpe che non aveva visto. Uccisa la volpe, cominciarono a uscir fuori dalla pancia i volpacchiotti, ché essa era gravida: "Beh, questi volpacchiotti me li posso mangiare". Aveva con sé un giornale: accese il fuoco, arrostì i vol­pacchiotti e si mise a mangiare. Mangiò, si saziò e disse: "Ora posso riprendere il cammino da solo", perché il povero cane era morto.Dopo aver camminato parecchio, vide un albero di mele: "Mi sta andan­do proprio bene", disse. Salì sull'albero e cominciò a mangiare mele. A un tratto gli capitò di guardare ai piedi dell'albero e vide, trovò una bella valigia:"Mah!", disse. Scese, l'aprì, ed era piena di soldi: "Mi va proprio bene!", disse. Prese la valigia e si rimise in cammino: "Non posso certo portarla con me, questa! dove la lascerò?". Mentre diceva così, incontrò un cimitero: "Qui ci stanno solo morti, - pensò - non me la prenderanno di certo; al mio ritorno, la prenderò". Camminò ancora un po' e disse: "Forse è meglio tornare a prenderla; non si sa mai, potrebbe passare qualcun altro e trafugarla". Quando tornò, però, l'avevano già portata via: "Ecco che l'ho perduta! ma andrò avanti ugualmente".

Cammina cammina cammina, arrivò dunque nel paese dove c'era il re.Quando fu vicino, a vederlo così carico, con le bisacce, non volevano farlo entrare: non era persona che si potesse presentare a corte. Egli si mise a prote­stare: - Il re ha fatto fare questo bando ed io ho il diritto di entrare. - Va bene -. Lo fecero entrare. Giunto nella stanza della principessa. disse: - lo ti devo pro­porre un indovinello. - Eccomi, son pronta! - Il giovane cominciò allora con l'indovinello e si mise a dire:"Mia madre voleva uccidere me;io uccisi Cazzottina;Cazzottina uccise tre;tre ammazzarono sette;sparai a chi vidi e colpii chi non vidi;mangiai carne creata che non era nata,cucinata con le parole;dolce era il frutto, più dolce quel che era a terra;dai morti fui ingannato, ai vivi sono arrivato".La povera regina, allora, la principessa - magari a consultar libri! - non riuscì mai a risolvere quell' indovinello. Fu costretta a sposarlo; lo sposò, poi lo portò a corte, e vissero contenti.
Chi non ci crede e vuole controllare vada a Roma e lì potrà trovare.

Da “Jo’ mia forà…” edito da Ghetonìa

Ascolta l'audio-storia realizzata da FOLKOLORE


©FOLKOLORE

 

 

 

 

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