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Archivio Multimediale della Memoria Popolare: i miti, le leggende, le tradizioni, il folklore, le ricette, detti popolari, studi di antropologia culturale.
L'Ulivo
L’Ulivo è una pianta arborea conosciuta in Europa da millenni. Consacrata a Minerva, dea della sapienza, è il simbolo della pace e della fecondità. Proviene dall’Asia e la sua coltivazione è praticata nei Paesi del bacino mediterraneo, dove può trovare un clima temperato caldo e condizione climatiche favorevoli. L’Ulivo ha una vita secolare e può avere un’altezza che varia dai 6 m ai 12 m. E’ un sempreverde che dà il frutto già dai primi due anni di vita ed ha grandi capacità di adattamento.
Tra i lavori che il contadino fa durante il corso dell’anno per potersi garantire una buona raccolta, le operazioni di potatura e di coltura sono quelle indispensabili. La prima (in Inverno o all’inizio della Primavera) consiste in un diradamento dei diversi rami in modo tale da bilanciare l’attività vegetativa per una maggiore produzione, in modo da renderla abbondante e costante; l’altra consiste nei lavori del terreno: nella concimatura, e nei rimedi antiparassitari (all'inizio dell'Autunno, della Primavera e dell’Estate). Tra Settembre e Ottobre si ripulisce il terreno dalle erbacce e dalle foglie cadute. Una volta ammucchiate, vengono bruciate. Questi cumuli creano dei fumi densi che durano per giorni a causa della parte oleosa contenuta nelle foglie. Dalla metà di novembre ai primi di gennaio subentra la fase di raccolta delle olive. La produzione di olio varia di anno in anno ed alcune specie di ulivi producono il frutto ad anni alterni: se un anno il raccolto è abbondante, quasi sicuramente l'anno successivo sarà scarso.
La raccolta, sino ad alcuni decenni fà si realizzava elusivamente a mano. Le donne raccoglievano le olive da terra una ad una posizionandosi una a fianco all’altra sotto lo stesso albero. Le olive venivano condotte al frantoio ipogeo per essere pesate, riversate nell’olivaio in attesa di essere macinate da una grande ruota di pietra che veniva mossa da un cavallo. Successivamente venivano pressate separando l'olio dallo scarto che veniva convogliato nel sansaio. Questo ciclo era sotto l’attenta osservazione dei trappitari, che vivevano con il loro cavallo sotto terra in un buio quasi totale.
In casa poi l'olio veniva conservato in grandi contenitori di ceramica chiamati pitali o limbitali1 a seconda del luogo.
Glossario
Pitale o limbitale: grosso vaso di argilla grezza, ceramicato all'interno, a forma ovoidale, che variava da 30 a 90 cm di altezza, capace di contenere da 20 a 150 litri d'acqua, usato per contenervi l'olio per la provvista annuale. A pochi centimetri dal fondo del recipiente è situata la bocca di scarico, chiusa da un turacciolo, la cosiddetta spinula. Alcuni "pitali" contenevano vino e, in questo caso, le bocche erano due: una per spillare il vino e l'altra per scaricare la feccia, depositata sul fondo.
Foto Oreste Ferriero, Liceo Artistico G.Toma, Galatina (Le) - Foto Walter Stomeo
©FOLKOLORE
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